Buona festa del... "mammo"?
Ogni anno, intorno alla Festa del papà, si sente (o si legge) questa parola: mammo.
A volte detta con leggerezza.
A volte con ironia.
A volte come un complimento.
Ma vale la pena fermarsi un attimo.
Perché dietro questa parola c'è qualcosa che riguarda non solo i papà…
ma il modo in cui pensiamo alle relazioni.

Quando un papà diventa "mammo"?
Di solito si usa questa parola quando un papà:
- si prende cura dei figli in modo quotidiano
- cambia pannolini, prepara pasti, accompagna, consola
- è presente, affettuoso, coinvolto
In altre parole, quando fa… il genitore.
Eppure, invece di dire "papà presente", "papà coinvolto",
si dice: mammo.
Una parola che confonde
A prima vista può sembrare una parola simpatica.
Ma, se ci pensi, contiene un messaggio implicito:
👉 che prendersi cura in modo profondo sia ancora qualcosa di "materno"
👉 che, se lo fa un papà, allora sta facendo qualcosa "in più"
o qualcosa che non è propriamente il suo ruolo
E questo crea una confusione.
Il rischio (sottile)
Il rischio non è la parola in sé.
È quello che porta con sé.
Perché se un papà viene definito "mammo" quando è presente,
allora:
- la cura resta implicitamente "della mamma"
- la presenza del papà diventa qualcosa di speciale, non di normale
- si continua a pensare ai ruoli in modo rigido
E così, senza accorgercene,
rinforziamo proprio ciò che spesso vorremmo superare.
Non è una questione di ruoli, ma di relazione
Un bambino non ha bisogno di un "mammo".
Ha bisogno di un papà che ci sia.
A modo suo.
Con il suo stile, il suo modo di stare, la sua presenza.
Non uguale alla mamma.
Non al posto della mamma.
Ma in relazione.
La presenza non ha etichette
Quando un papà:
- ascolta
- contiene
- gioca
- mette limiti
- si mette in relazione
non sta "facendo la mamma".
Sta facendo il papà.
E questo basta.
Una piccola svolta nel linguaggio
A volte non serve fare grandi rivoluzioni.
Basta iniziare da piccole cose.
Come il linguaggio.
Invece di dire "mammo", possiamo dire:
- papà presente
- papà coinvolto
- papà che si prende cura
Non è solo una questione di parole.
È una questione di sguardo.
E nella quotidianità?
Questa riflessione non serve a correggere gli altri.
Serve, semmai, a portarci una domanda:
👉 Come guardo io la presenza dei papà?
👉 La considero "normale"… o "eccezionale"?
Perché è lì che, piano piano, cambia qualcosa.
Dopo la festa
La festa dura un giorno.
Le parole che usiamo… restano.
E possono aprire spazio
oppure chiuderlo.
Non per essere perfetti.
Ma per essere un po' più consapevoli.
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👉 Se vuoi lavorarci insieme, contattami.
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A presto,
Dott.ssa Ilaria Torri
Pedagogista e Counselor socio-educativo
