Educare senza libertà: cosa ci insegna il passato (e cosa riguarda ancora oggi)

25.04.2026

Cosa succede all'educazione quando non è più libera?

È una domanda che può sembrare lontana, legata alla storia.
Eppure, se la guardiamo bene, riguarda molto da vicino anche il modo in cui oggi stiamo nelle relazioni educative.

Durante il periodo del Fascismo in Italia, l'educazione non era uno spazio neutro.
Aveva una direzione precisa: formare cittadini obbedienti, allineati, conformi.

Non era pensata per far emergere la persona,
ma per adattarla.

Non era orientata allo sviluppo del pensiero critico,
ma alla trasmissione di un unico modo di vedere il mondo.

Non era uno spazio di libertà,
ma uno spazio di controllo.

Quando l'obiettivo è l'obbedienza

Se ci spostiamo dalla storia alle relazioni, emerge una domanda semplice ma centrale:

cosa succede a un bambino quando l'adulto educa per ottenere obbedienza?

Succede che impara presto a capire cosa è giusto dire,
cosa è giusto fare,
cosa è meglio non mostrare.

Succede che si adatta.

E l'adattamento, all'inizio, funziona:
riduce il conflitto, semplifica la relazione, dà una sensazione di ordine.

Ma nel tempo ha un costo.

Perché adattarsi non è lo stesso che crescere.

Il modello relazionale che resta

Non serve guardare al passato come qualcosa di distante.

Alcune tracce di quel modello educativo le incontriamo ancora oggi, in forme più sottili:

  • quando si chiede "ubbidisci" senza spiegare
  • quando l'errore viene vissuto come qualcosa da evitare
  • quando il valore del bambino sembra dipendere da quanto è "bravo"

Non è una colpa dei genitori.
È spesso ciò che abbiamo imparato anche noi.

Ma vale la pena fermarsi un attimo e guardarlo.

Perché educare non è ottenere comportamenti.
È accompagnare una crescita.

La libertà non è assenza di limiti

Quando parliamo di libertà nell'educazione, non stiamo parlando di lasciare fare tutto.

Un bambino ha bisogno di limiti.
Ha bisogno di guida.
Ha bisogno di un adulto presente.

Ma c'è una differenza profonda tra guidare e controllare.

La libertà, in educazione, ha più a che fare con questo:

  • poter esprimere ciò che si sente
  • poter fare domande
  • poter sbagliare senza perdere valore
  • poter essere visti anche quando non si è "perfetti"

È dentro questo spazio che si costruiscono autonomia, fiducia, senso di sé.

Non al posto dei limiti,
ma dentro una relazione che tiene e non schiaccia.

Una domanda che resta

Forse allora la domanda non è solo storica.

È anche molto concreta, quotidiana:

👉 sto educando per ottenere obbedienza
oppure per accompagnare una crescita?

👉 c'è spazio, nella mia relazione educativa, per il pensiero dell'altro?

👉 cosa succede quando un bambino si adatta per non deludere?

Sono domande scomode, ma aprono.

Il senso della liberazione, oggi

Il 25 aprile ci parla di liberazione.

E certo, è un fatto storico, fondamentale.

Ma nel piccolo delle relazioni, la liberazione prende anche un'altra forma:

è la possibilità di crescere senza dover diventare qualcun altro per essere accolti.

è la possibilità di essere guidati, senza essere schiacciati.

è la possibilità di costruire un senso di sé che non dipende solo dall'obbedire.

Perché educare, in fondo, ha sempre a che fare con questo:

non con il creare persone perfette,
ma con il permettere a qualcuno di diventare se stesso.

👉 Se vuoi lavorarci insieme, contattami.

A presto,
Dott.ssa Ilaria Torri
Pedagogista e Counselor socio-educativo

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