Non voglio stare zitto, ma non voglio ferirti: il messaggio-io per comunicare meglio
L'articolo che sto scrivendo nasce da uno dei miei ultimi colloqui.
La persona che mi ha contattato mi chiedeva uno strumento per comunicare meglio durante situazioni in cui provava fastidio, ma non riusciva ad esternarlo, per paura di ferire la compagna:
scopriamo insieme il "Messaggio-Io".

Nelle relazioni di ogni giorno ci può capitare di voler dire qualcosa ma poi rinunciare, per paura di trasformare la conversazione in un litigio.
In questi casi può essere utile uno strumento molto semplice: il messaggio-io.
L'obiettivo di questo tipo di comunicazione non è trovare la frase perfetta, né evitare ogni conflitto: cerchiamo piuttosto di comunicare ciò che è accaduto, ciò che abbiamo provato e ciò che vorremmo, senza trasformare l'altra persona nel problema.
Come costruire un messaggio-io in tre passaggi:
1. Quando tu… Descrivo la situazione che mi ha ferito o infastidito, cercando di farlo nel modo più oggettivo possibile.
2. Io mi sento… Dico che cosa provo in quella situazione, senza attribuire all'altro intenzioni che non posso conoscere.
3. Vorrei che tu… Esprimo in maniera chiara che cosa vorrei accadesse diversamente.
Per esempio:
«Quando ti faccio una domanda e anziché rispondere cambi discorso, mi sento ignorata e mi sale tanta rabbia. Ti chiedo la cortesia di non cambiare discorso».
La differenza può sembrare piccola, ma cambia il punto di partenza della conversazione.
Dire «Quando succede questo, io mi sento così e vorrei questo» è diverso dal dire «Tu sei sempre così».
Nel secondo caso è facile che l'altra persona si senta attaccata e inizi a difendersi. Nel primo, invece, sto cercando di raccontare la mia esperienza e di rendere comprensibile ciò di cui ho bisogno.
Perché può aiutare?
Il messaggio-io può essere utile perché introduce nella comunicazione tre elementi importanti.
Non interpreta e non giudica.
Parte dalla descrizione di una situazione concreta, evitando generalizzazioni come «sempre» e «mai» o etichette rivolte all'altra persona.
Rende visibile ciò che provo.
Dire «mi sono sentito ignorato» o «mi sono sentita arrabbiata» permette all'altro di conoscere qualcosa della nostra esperienza, invece di lasciarlo soltanto davanti alla nostra reazione.
Esplicita ciò che desidero.
L'altra persona non sempre può sapere che cosa ci ha ferito o di che cosa abbiamo bisogno. Una richiesta chiara può rendere più facile trovare una modalità diversa di stare nella situazione.
Non è una formula magica
Il messaggio-io non serve a vincere una discussione e non garantisce che l'altra persona reagirà come vorremmo.
È, piuttosto, uno strumento per prenderci la responsabilità di come comunichiamo ciò che stiamo vivendo.
Possiamo quindi provare ad allenarci partendo da una situazione già accaduta e chiederci:
- Che cosa è successo, concretamente?
- Che cosa ho provato?
- Che cosa avrei voluto dall'altra persona?
- Come avrei potuto dirlo utilizzando: «Quando… Io mi sento… Vorrei che…»?
Se anche tu a volte vivi situazioni in cui sai cosa vorresti dire, ma non riesci a trovare il modo di dirlo, possiamo lavorarci insieme.
Il lavoro pedagogico-relazionale può aiutare a fermarsi, mettere a fuoco ciò che sta accadendo e sperimentare modalità comunicative più consapevoli e concrete.
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